I #viaggi e l'# evoluzionedicoscienza: Mauritania

Nouakchott, 16 febbraio 2020


MAURITANIA: ALLARME Toyota Virus!

Fly & Drive nel Sahara occidentale a bordo di Toyota Hilux


E mentre tutti hanno timore del Coronavirus noi partiamo comunque perché quello che ci fa coraggio è la passione per i viaggi e ancora meglio se fatti in Toyota! Anche se i meravigliosi paesaggi mauritani sembra abbiano ispirato Saint-Exupery, scrittore del “Piccolo Principe”, voglio iniziare il mio racconto di viaggio citando invece la famosa esploratrice svizzera Isabelle Eberhardt, la quale scriveva: “non si deve mai cercare la felicità: la si incontra strada facendo”. Nata nel 1877, diventa esploratrice di professione a soli 20 anni allo scopo di “lasciare il passato dietro di sé e forgiare di proprio carattere” ed è questo che abbiamo voluto fare anche noi sfidando i timori per una situazione di allarme sanitario che si è diffusa da qualche mese in tutto il mondo. Per questo voglio ancora parlarvi di Isabelle che si vestiva da uomo per avere i diritti che all’epoca non erano riconosciuti alle donne, parlava francese, russo, tedesco, italiano e imparò il latino, il greco e l’arabo. Viaggiò in Africa e percorse per anni i territori del nord per conoscere meglio la cultura islamica, ecco perché si faceva chiamare Si Mahmoud Essadi travestita da uomo. Ha lasciato molte delle sue avventure scritte in libri e riviste francesi ed è morta a 27 anni in un’improvvisa inondazione in Algeria, in pieno deserto, nel tentativo di salvare il suo manoscritto, l’hanno trovata lì abbracciata alla sua creatura. Ad essere onesta non ho mai letto nessuno dei suoi libri e ho scoperto della sua esistenza grazie a Stefano Fazzini patron di Maison du Voyageur e organizzatore ufficiale del nostro viaggio in terra mauritana. Nato a Fabriano il 3 dicembre 1945, ex professore e docente universitario di lingue e letterature straniere, amante del deserto, dell’offroad e delle Toyota, è la versione maschile di Isabelle cento anni dopo: anche se lui non si traveste da donna, né si fa chiamare con nomi femminili ma si definisce semplicemente giovane amante del deserto e di belle speranze! Ha dedicato 35 anni ai viaggi in tutto il mondo con particolare attenzione ai territori africani sahariani ed è tutt’ora relatore in convegni che parlano di deserto. Ma ciò che mi ha affascinata di più è stato il racconto della sua relazione per una conferenza in occasione dell’8 marzo (Festa della donna) sulle donne esploratrici: da qui la scelta di iniziare raccontandovi Isabelle. Ma torniamo al dott. Fazzini dedicandogli ancora qualche momento. E’ con il pensionamento che decide di condividere attivamente le proprie conoscenze sia geografiche che culturali e sociali come guida ed organizzatore di viaggi offroad, mettendosi a disposizione di viaggiatori come i miei compagni di viaggio ed io: quelli senza aspettative, che amano l’avventura e ovviamente anche le Toyota! Fazzini è anche una persona molto curiosa ed è proprio questa caratteristica che gli ha permesso di andare a fondo sulla storia di tutto ciò che incontrava nei propri viaggi, frequentando biblioteche locali come la biblioteca nazionale di Parigi, di Roma, la Libreria Fergiani a Tripoli e consultando manoscritti per scoprire minuziosi dettagli che riporta costantemente nei suoi racconti di viaggio o nelle descrizioni dei luoghi di visita. Il puzzle però si solidifica in un secondo momento, in un saggio che spazia da Erodoto ai giorni nostri che scrive, edita ed intitola “Viaggi e viaggiatori alla scoperta del Sahara”. Ma il dott. Fazzini ha ancora un sogno, scrivere la storia della scoperta del Sahara a tappe e chissà se un giorno potremo leggerlo magari proprio su questa rivista. Ma andiamo avanti e raccontiamo in ordine alfabetico il “gruppo vacanze Mauritania” composto nella sua totalità da sette italiani, ciascuno con una propria specializzazione per l’occasione: il dott. Fazzini (il professore e mentore), Artemio Destro (il meccanico), Francesco Giambi (il medico), Luca Marcelli (il fotografo), Roberto Camporese (il ricognitore), Stefania Terzani (l’infermiera) e me (la nullafacente). A nostra disposizione c’era uno staff mauritano di quattro persone capitanato da una guida storica ovvero Hadrami Beraz, discendente da una tribù del sud della Mauritania che si contraddistingue per onestà, rispetto e solidarietà come principi vitali, oltre ad essere grandi conoscitori di tutto il Paese. Gli altri membri dello staff sono Joussef, Kan e Da rispettivamente meccanico, autista e cuoco. Il servizio fly & drive è stato ottimo e prevedeva una vettura Toyota Hilux ogni due viaggiatori, più una vettura di supporto per il trasporto di tutto il materiale da campo come tende, sacchi a pelo, materassini, cucina, tavoli, panche e tende berbere. L’avventura mauritana è un’avventura dove il tempo non ha più importanza, ti travolge e ti porta al centro di tre spazi infiniti ovvero il cielo, l’oceano e il deserto, è una manifestazione della violenza del colore della terra con le sue albe e tramonti, che costringe però la vita ad adattarsi nonostante le difficoltà evidenti. Pertanto, per chi non se l’è sentita di affrontare la terra e il deserto mauritani, è stato messo a disposizione un esperto autista locale. Tengo a precisare che è possibile raggiungere la Mauritania anche via terra attraverso il Marocco, ma è davvero dispendioso in termini di costi e anche di tempo, come conferma Fazzini. Ad ogni modo vediamo un po' che tappe prevedeva questo nostro viaggio nel nord della Mauritania nominando le principali location che abbiamo visitato: Nouakchott la capitale punto di arrivo e partenza, Cap Tafarit, Chinguetti e Ouadane antiche città carovaniere famose per le biblioteche del deserto (patrimonio UNESCO), le Dune di Aouja, le Fort Saganne, le pitture rupestri di Amogjiar, l’oasi di Terjit, la discesa rocciosa di Tivoujar, l’occhio del Sahara, Atar considerata anche la seconda capitale di Mauritania, la ferrovia Nouadhibou-Zouerat e il “treno del ferro”, Guelb El Richat, il monolita di Ben Amera, Nouahdibou zona franca sul confine con il Marocco, il Parc National Banc D’Arguin e Nouamghar. Ma questo è solo un elenco di punti di interesse (le cui descrizioni si possono trovare in qualsiasi guida) che abbiamo incontrato nei nostri 2000 km percorsi quasi interamente su strade sterrate. La qualità principale è che si tratta di un giro ricco perché si va dalla montagna al mare, dalla sabbia alle rocce, dalla salita alla discesa, fattibile e non complesso dal punto di vista tecnico, per cui adatto anche a chi si approccia per la prima volta a questo tipo di viaggi: sta di fatto che senza fuoristrada non si potrebbe fare. Ma parliamoci chiaro, se siamo appassionati di offroad, di viaggi e di deserto, quello che ci aspettiamo di conoscere è prima di tutto la tipologia di strade e territori, ma per affrontare questo viaggio non serve essere fuoristradista, basta “amare andare in fuoristrada” per entrare in contatto con realtà e sentimenti più o meno misconosciuti che ricevono costantemente stimoli importanti. Scorgere nel mezzo di un cortile una piccola latta alla quale sono state attaccate quattro ruote per farlo diventare un giocattolo o pranzare con una famiglia di nomadi sotto la loro tenda, ti tocca nel profondo e ti arrivano alla mente domande sul perché ci sono queste diversità tra la nostra realtà e quella che stai guardando con i tuoi occhi, ed è così che parte un’imponente analisi introspettiva. A livello sanitario vedi persone, apparentemente abbandonate a sé stesse, vivere di nulla in zone dove non ci sono strutture ne mezzi, dove non c’è campo di copertura telefonica ma dove i bambini che ti corrono incontro hanno una luce speciale, è questa luce il loro sorriso più bello. A quel punto non puoi far altro che stare in silenzio e sei costretto a metterti in discussione pensando a quanto hai perso di vista guardando negli occhi i tuoi figli o i tuoi cari, i colleghi, i dipendenti, tutti. Secondo alcuni di noi, che hanno viaggiato in diversi Paesi africani come il Ghana e il Burkina Faso, il comportamento di questi bambini dignitosamente vestiti e nutriti, era tutt’altro che d’accoglienza, ci assalivano unicamente per avere un cadeau (regalo) quando invece in altri Paesi africani, i bambini in evidente stato di denutrizione e disagio ti vengono incontro per accoglierti, incuriositi dalla novità del viaggiatore sconosciuto, senza chiederti nulla in cambio. Ad ogni modo, ogni singolo giorno passato in Mauritania abbiamo avuto modo di sentirci umani. La situazione di degrado ambientale in alcune zone, in particolare quelle costiere, è però evidente: un sacco di spazzatura sparpagliata ovunque rompe l’armonia, passando dalla poesia ecologica della sabbia, delle pietre nere, delle oasi, per catapultarci in una devastante realtà dove il concetto di tutela ambientale non ha valore alcuno. A livello culinario i piatti sono basati in particolare su verdure, riso, cous-cous, pesce ma non aspettatevi di gustare la cucina mauritana con un buon rosso o prendere un aperitivo con una birra fresca, perché in Mauritania non si trovano alcolici e non si possono importare alcolici. Due dei nostri partecipanti avevano due bottiglie di vino nel bagaglio in stiva (per festeggiare i 60 anni di Stefania) ma sono stati costretti al sequestro della merce e a pagare una multa, perché in dogana i controlli sono minuziosi. Devo dire la verità, io sono riuscita a passare la dogana con un pacchetto di mignon di grappa Storica Nera che evidentemente ai raggi X hanno scambiato per profumo. Insomma, torniamo al gruppo vacanze e all’opinione comune che il viaggio lo fanno i partecipanti, fatto con persone diverse non è lo stesso, ne è replicabile per cui se riesce, è sicuramente perché il percorso è bello ma perché si crea un’alchimia che è fatta di curiosità, di diversità: uno che fa il medico, uno che non è fuoristradista, uno che non può camminare, uno che non sa guidare, poi c’è quello che scassa la macchina ecc. “Questi viaggi sono fatti di partecipanti che ricevono un importante regalo di crescita interiore” Cit. S. Fazzini. Per quanto una persona possa avere la conoscenza, viaggiando capisci di essere piccolo, ogni viaggio ha la sua storia e ogni volta che metti la ruota offroad è la passione che comanda, a volte è piacevole guidare e altre è noioso ma tutto fa parte del viaggio come lo è tutto ciò che incontri, bambini compresi. A volte è dura vedere queste realtà ma è proprio questo che ci fa capire che i nostri figli sono molto fortunati e noi con loro. Viaggiare da solo è fantastico ma senza il racconto romanzato di quello che incontri non è lo stesso, e di questo ringraziamo Fazzini: un museo di per se stesso è noioso, è invece meraviglioso avere un oratore che ti racconta la fiaba, “la storia del percorso che stai facendo” dirà qualcuno di noi. Concludo riportando un detto Tuareg che dice “Dio creò il deserto affinché gli uomini vi potessero conoscere la loro anima” ed è per questo che non lo si dimentica e lo si cerca ancora ed ancora. Il deserto è il nostro io interiore e possiamo raggiungerlo quando vogliamo ma raggiungerlo e condividerlo insieme a qualcuno fa la differenza di ciò che ti porti a casa. E comunque è sempre meglio viaggiare in Toyota!


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